Articolo della Repubblica



Maturità 2019, la prova di italiano: i consigli del linguista Serianni per evitare gli errori

di CRISTINA NADOTTI

L'importanza dell'ortografia e della corretta argomentazione. Il consiglio dell'esperto: "Dimenticatevi la parola "ok" e usate il dizionario, non è un totem da lasciare sul banco"
L'obiettivo è mostrare una "prosa consapevole", o, in termini che non ricalcano i giudizi degli insegnanti, dimostrare di essere capaci di scrivere un tema senza svarioni di grammatica, parole mutuate dal gergo e argomentazioni campate in aria. Luca Serianni, linguista, filologo, autore di numerosi testi sulla grammatica dell'italiano, presidente della commissione del Miur per la riforma della prima prova dell'esame di maturità, si presta al gioco del decalogo utile a evitare che il compito di italiano si riempia di segnacci rossi e blu. Lo fa con la perizia dello studioso, l'attenzione didattica dell'insegnante e l'abitudine a farsi comprendere da chi di solito frequenta soprattutto i social.


Quindi, dunque e tuttavia, questi sconosciuti. Comincia, il professor Serianni, con il ridimensionare la preoccupazione per l'accento sbagliato o la doppia consonante buttata lì per assonanza con il dialetto. "Prima di tutto deve esserci l'attenzione all'impostazione generale e alla coerenza testuale - spiega il linguista - Per ottenerle sono indispensabili una scaletta degli argomenti da trattare e l'uso attento dei connettivi, quali "quindi", "infatti", "tuttavia", "dunque". Un "infatti" messo al punto giusto è un indicatore di coesione e coerenza testuale".




Non ricordate al professore che Pirandello faceva anche teatro. Il secondo errore da evitare è l'ovvietà. "Nello scrivere bisogna sempre tenere conto del destinatario: inutile ricordare in un tema di italiano chi era Pirandello, pertanto è bene evitare preamboli che non rispondono a una vera esigenza dell'argomentazione. Se la traccia chiede di analizzare Il fu Mattia Pascal, non si inizi con "Luigi Pirandello si è cimentato con la prosa e il teatro". 


Il dizionario non è un "totem". "A chiunque può capitare una svista - prosegue Serianni -, ma l'errore di ortografia è percepito come grave, perché provoca una forte sanzione sociale. Ciascuno dovrebbe essere consapevole dei tranelli del dialetto di appartenenza, per cui al Nord le consonanti sono scempie, e al Sud sono doppie. Gli errori più comuni si fanno in termini come "legittimo", la cui grafia corretta è con una g e due t, e "accelerare", corretto se con due c e una l. Meglio farsi venire dei dubbi anche su termini che si sono sempre scritti in maniera automatica e consultare il dizionario. I ragazzi lo portano sempre per la prima prova, ma spesso rimane inutilizzato sul banco. Finisce così per essere più un totem che uno strumento di lavoro".


Qui, qua... l'accento dove va?. Errori molto comuni riguardano la confusione tra accenti acuti e gravi e tra apostrofi e accenti. "Purtroppo tali errori non si trovano soltanto nelle prove d'italiano - constata l'esperto - è assai frequente vedere "un po' " scritto in maniera sbagliata con l'accento invece che con l'apostrofo. Sarebbe opportuno controllare sul dizionario anche gli accenti di parole come né e sé. Se poi si è in dubbio se la terza persona dell'indicativo presente di dare, cioè dà, richiede l'accento, basta chiedersi se c'è un altro termine con cui potrebbe essere confusa. In questo caso sì (la preposizione da), perciò l'accento è necessario".


I due punti possono valere più di un punto. Tra le novità della prova di quest'anno, il Ministero indica che tra le competenze generali di cui tenere conto c'è "una sufficiente capacità nell'uso dell'interpunzione". Le regole della punteggiatura sono spesso un mistero anche per studenti che scrivono con facilità, quindi una certa preoccupazione è giustificata. "La prima regola - suggerisce Serianni - è non separare mai il soggetto dal predicato e fare attenzione alle frasi in cui il soggetto è espanso. Per esempio, nella frase "la vita avventurosa e irrequieta del grande condottiero Giuseppe Garibaldi, si chiuse nella quiete dell’isola di Caprera" la virgola è un errore, perché separa il soggetto espanso (la vita di Garibaldi) dal predicato (si chiuse)". Il professore caldeggia poi l'uso dei due punti con funzione di connettivo: "Si tratta di un segno di interpunzione che, se utilizzato correttamente, denota una prosa consapevole. I due punti hanno funzione connettiva quando al loro posto si può usare "Infatti"".


Renzo non può fregare gli sbirri. Parole scritte in modo corretto, ma prima di tutto usate in modo appropriato. Luca Serianni mette in guardia contro i "salti di registro". "Se si sta parlando del protagonista dei Promessi sposi - è il suo esempio - non si può scrivere "Renzo riesce a fregare gli sbirri", mentre la frase "Renzo riesce fortunosamente a  eludere la sorveglianza degli sbirri" indica proprietà di linguaggio. E, per favore, ci si dimentichi "era tutto ok", anzi si dimentichi "ok" in un testo scritto".

Leggere non sempre è correggere. Il migliore antidoto contro gli errori è una accurata revisione del testo. Il linguista puntualizza però qual è una vera fase di revisione: "Spesso quando si rilegge il compito ci si concentra sugli errori di ortografia, mentre è fondamentale verificare se il discorso regge. Ci sono infatti due momenti chiave della prova: la prima mezz'ora, quando non ci si deve fare prendere dall'ansia e bisogna dedicare del tempo alla stesura della scaletta, e la mezz'ora finale, nella quale si correggono le sviste, anche quelle inerenti l'argomentazione. Un buon esercizio per migliorare le capacità argomentative e prepararsi allo svolgimento del tema è leggere abitualmente gli editoriali dei grandi quotidiani, scegliendo tra i temi di respiro generale".

https://www.repubblica.it/dossier/scuola/esame-maturita-2019/2019/06/18/news/maturita_2019_la_prova_di_italiano_i_consigli_del_linguista_serianni_per_evitare_gli_errori_da_matita_blu-228768462/

Il racconto vincitore realizzato da Maru (gruppo classe A1A)


IL SILENZIO È D’ORO
Scritto da Floria Tosca
- Il solito?
- Sì.
- Non hai un buon aspetto. Una brutta giornata?
- Beh... Ne ho avuto migliori.
- Se vuoi, ti preparo qualcosa da mangiare.
- No, grazie.
- Non mi sembri molto loquace. Continuo a fare le mie cose.
Marco è alto, magro, coi capelli color platino, quasi bianchi, e con un eterno sguardo triste e rassegnato. Si occupa del“Gufo" da quando ho uso di ragione e nella mia vita non l'ho mai sentito lamentarsi – rammaricarsi è tempo sprecato, ripete sempre -.
Alla mia sinistra, dall'altra parte del bar c'è una coppia che non sembra di avere avuto neanche il loro giorno migliore. Lei è una rossa bellissima, porta un vestito rosso e osserva Marco da vicino.
Il suo accompagnatore è un tipo cupo e ha lo sguardo perso. Non sembrano marito e moglie, ma piuttosto amanti. Non si parlano, non si guardano, si mostrano annoiati, stanchi l'uno dell'altro o, chi sa, della vita.
Marco gli domanda:
- Un altro caffè?
- Nient’ altro, grazie, dice il signore.                                                
- Io ne prenderò un'altra tazza, sussurra lei.
L’uomo grigio accende una sigaretta e continua a guardare nel vuoto.Non si sente nulla per strada e l'unico rumore percettibile è quello del rubinettoaperto da Marco che lava qualche bicchiere. È la solitudine infinita, i quattro personaggi, alle quattro del mattino, nel “Gufo”.

ESEMPIO DI BIOGRAFIA AL FEMMINILE: MARIA MONTESSORI

Il viso di Maria Montessori è famoso in Italia, perché per molti anni è stata l’unica donna a essere rappresentata su una banconota: era infatti il volto che osservava gli italiani sulla banconota più diffusa, quella da mille lire.
Nata nel 1870 vicino ad Ancona, ha compiuto studi di Medicina, con grandi risultati. Ha iniziato a occuparsi di bambini con problemi psicologici e con un suo collega ha avuto un figlio. Il collega però l’ha abbandonata e lei ha dovuto allevare il figlio dicendo che era un nipote, perché in quell’epoca era difficile per le donne avere figli senza essersi sposate. Si è avvicinata alla teosofia, una dottrina che univa scienza e fede religiosa.
Maria Montessori criticava l’educazione che la società dell’epoca dava ai bambini, perché pensava che fosse troppo rigida e non sviluppasse le potenzialità dei piccoli. Allora ha sviluppato un metodo educativo, alla cui base c’era l’idea che il bambino avesse grandi potenzialità e che i maestri dovessero lasciargli sviluppare queste capacità liberamente.
Tra 1907 e 1909 sono nate, a Roma e a Milano, le prime scuole, dirette da sue allieve, che usavano il suo stesso metodo, che si è diffuso negli anni successivi in tante altre scuole. Il suo libro, Metodo, è stato tradotto in tutto il mondo.
E’ morta nel 1952 in Olanda, dove era andata a vivere negli ultimi anni.